18.12.11

laurea

...ecco cos'è che rende speciale questo momento della mia vita: è una celebrazione di qualcosa che ho realmente costruito e in cui ho realmente investito anni di vita.

Non voglio togliere nulla ai vari Natale e compleanni, ma stavolta, forse, davvero per la prima volta, mi sono sentito veramente un festeggiato genuino.
ok, mi ero ripromesso di trattare questo blog in modo meno personale, e di usarlo per le mie dissertazioni filosofiche sui massimi sistemi dell'esistenza ed oltre (?!?), ma credo che partendo da un'esperienza personale si possa arrivare ad un ragionamento che può coinvolgere anche il lettore che non è a conoscenza delle mie vicissitudini
Dopo essermi laureato (yeah, baby, "when the sun sets, the donkey imponts itself"...)
non avevo questo grande desiderio di festeggiare: sono di fatto in ritardo sulla tabella di marcia del perfetto studente (quale non sono e non aspiro ad essere) di 4 anni. Ho 26 anni (27 tra qualche settimana) e ho preso giusto una laurea (laurea e basta, informalmente chiamata triennale): la maggior parte dei miei colleghi è "in linea con gli studi" ed ha 22 anni. Oh, sia chiaro, il mondo universitario si discosta molto dagli studi medi-superiori: ci trovi studenti freschi di liceo, giovini che dopo qualche anno in un corso di laurea che non era il loro (come, ad esempio, farmacia) decidono di ricominciare con un altro corso (sempre a mero titolo d'esempio, la prima cosa che mi viene in mente: Infermieristica), ma ci trovi anche madri giovani e meno giovani con figli che avvertono la voglia o la necessità di rimettersi sui libri per diventare qualcos'altro (le madri, non i figli), o lavoratori che semplicemente vogliono provare qualcosa di nuovo. Non ero del tutto fuori posto alla fine, dopo il primo semestre del primo anno non mi sono mai sentito fuori posto.
Inoltre non rinnego alcuno dei quattro anni dopo il liceo e prima di Infermieristica: tutte le scelte che ho fatto e le vicissitudini passate hanno reso me quello che sono adesso e se non avessi fatto nemmeno alcuni errori sarei come incompleto.

Enough with le mie esperienze personali, parliamo dei festeggiamenti.

Non mi andava molto di festeggiare; ma sì, qualcosa di soft con i più intimi, tanto qua più che degli "evviva!" mi aspetto degli "era ora!".
Invece le feste che ho fatto (una con gli amici, ad alcuni dei quali posso dire senza vergogna "Sei Un Caro Amico", una con i parenti e amici di famiglia) mi hanno dato davvero tanto.
Non parlo della materialità (ok, anche quella: tra le altre magnifiche cose ho un fu**ing hard disk blu autoalimentato da 1TB con usb 3.0, gattosità varie, una penna biro-penna usb. E un sasso. Anzi, due. Mi state viziando.), ma della non-materialità. Chiamarla spiritualità mi pareva eccessivo, quindi "non-materialità": ci siamo capiti.

Partivo scettico riguardo alle feste, quindi, ma prima gli amici e poi ancora i parenti mi hanno indirettamente convinto che questa era davvero una festa mia. Mia. O nostra nel caso della festa in combo con il Sempre Unico Caro Amico Nicola.
Ma la mia/nostra festa non è una questione di egoismo, né di presunzione, ed è questo il concetto che volevo sviscerare (quindi -ahivoi- tutta sta pappardella era giusto un'introduzione): alle feste c'è un qualcosa da festeggiare, spesso un evento.

http://en.wikipedia.org/wiki/File:Birthday_candles.jpg
Se l'evento è un compleanno, il festeggiato ha il merito di trovarsi sul pianeta Terra in un punto (all'incirca) simile a quello in cui si trovava quando nacque x anni fa. Stiamo parlando di tempo, e di moto di rivoluzione della Terra attorno alla propria stella Sole. Il festeggiato non ha molti meriti "attivi", ma l'anno che è passato è una buona scusa per festeggiare l'esistenza stessa di persona, con la speranza che la presenza di persone a lui/lei care e/o di un regalo possa rendere felice l'interessato. Però il compleanno avviene sistematicamente ogni anno, è semplice tempo che passa e che noi uomini abbiamo deciso di contare basandosi sul comportamento del nostro pianete nei confronti di una stella, e tale ricorrenza richiede al festeggiato solo di esistere.
Che a volte l'esistenza, la stessa vita non è così scontata, ma non voglio addentrarmi nell'argomento "la bellezza delle piccole cose", sono sicuro che ci sarà un altro momento per scriverne.
Avanti.

Nativity by effweese
Se l'evento è il Natale, il festeggiato in realtà non è chi riceve il presente, ma dovrebbe essere Jesus Christ (non ancora Super Star: quello è quando è più grande e i suoi ultimi giorni vengono seguiti con delle splendide musiche anni '70). Vi lascio controllare su Wikipedia il significato originario del Natale e non sto troppo a tediarvi sul materialismo (che in tempi di crisi potrebbe finalmente ridimensionarsi) che è stato appiccicato a questa ricorrenza osservata da credenti e non credenti. Il fatto è che questa non è tanto una festa individuale bensì è più una festa della famiglia, o comunque di un gruppo di persone, che in questa giornata si riuniscono -giacché è pur sempre un giorno festivo- per passare un po' ti tempo serenamente (o almeno così si spera) assieme. grandioso, in una singola frase ho usato tre elementi per fare una pausa nel discorso: le virgole, i trattini e le parentesi: si vede che non so quello che faccio Chi riceve un regalo solitamente ne restituisce un altro al primo donatore pareggiando i conti. E qui si potrebbero scrivere pagine e pagine di "è meglio dare che ricevere" e di "basta il pensiero", ma non è questo il luogo.

Stesso ragionamento è applicabile a tutte le feste "di gruppo" quali Pasqua, Capodanno, Epifania, Ferragosto et similia che, al di là del regalo materiale che magari non è presente, costituiscono una scusa per passare una giornata assieme a  persone con cui ci piace passare del tempo.

Anéis | Rings by Jeff Belmonte
Quello che più, credo, si avvicini al mio vissuto di laurea, è il matrimonio.
Si festeggia la coppia, con l'usanza del seguire la cerimonia, di complimentarsi e fare delle foto dopo di essa, di partecipare ad un pasto assieme ad altre persone importanti per la coppia e di donare dei presenti. Tutte cose che ho vissuto anch'io dal pre-discussione di tesi alle feste post-laurea. Tranne il bacio alla sposa. Sì, voglio bene alla mia tesi, ma glielo dimostro in altro modo. Quale sia, non so proprio dirvi, mi sono infognato in una frase non-sense e non so come uscirne.
Così.


Ma nella laurea è lo stesso festeggiato ad aver preso parte attivamente al motivo di tale festeggiamento: il percorso di crescita durato anni di studio, di lezioni, di laboratori, di tirocini, di esami fatti più e più volte, costituisce una vera e propria crescita -anzi- nascita di un qualcosa di nuovo.
Non si celebra qualcosa di passivo come il ripetersi del tempo (vedi i summenzionati compleanni) o dello spazio (trovarsi nello stesso luogo ogni sera è già di per sé un'occasione di festa) bensì celebra un qualcosa di attivo che il festeggiato ha creato sia con il suo impegno sia grazie al supporto di tante altre persone (gli stessi professori che davano un voto all'esame -o non lo davano affatto-, i colleghi-studenti-amici, gli altri amici extra università, il relatore di tesi con cui -per dire- aveva già fatto un campo estivo di minibasket 11 anni prima, e soprattutto la famiglia che a più livelli ha seguito il festeggiato durante la sua crescita di vita).

Ho ricevuto tantissimo in queste feste, le prime feste veramente grandi organizzate per un qualcosa di mio. Dai miei amici ho ricevuto spensieratezza, divertimento, allegria, condivisione e alcuni piccoli grandi gesti che mi hanno ricordato quanto effettivamente mi conoscessero e quanto tenessero a me. Nei miei parenti ho percepito soprattutto soddisfazione per un qualcosa che credevo interessasse solo me, ma anche partecipazione, gioia e ammirazione. Sono umano: il mio ego è stato molto stimolato da tutto questo ma se n'è stato lì seduto in un angolino (vedi eriadan) e mi sono goduto l'atmosfera di serenità -una serenità che non sentivo da mesi- che la mia famiglia allargata ha creato questo pomeriggio...

Se c'è un principio che mi piace è quello usato come titolo di una canzone del '98 dei New Radicals: "we get what we give", riceviamo quello che diamo.
Non so se sono degno di tutte queste cose che ho ricevuto, materiali e non.
Di una cosa sono sicuro: spero di continuare a dare tutto quello che posso per rendere fiere le persone che mi circondano e che ancora una volta hanno dimostrato tutto il loro affetto nei miei confronti.

A tutti.
Di tutto.
Per tutto.
Con tutto,
il mio cuore.

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